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Published: Febbraio 16, 2023

Commissione Europea: in arrivo una misura “anti amianto”

La Commissione europea metterà in campo una serie di misure atte a liberarci, entro sette anni, dall’amianto.

La Commissione europea si attiva per proteggere gli esposti

L’amianto è una sostanza altamente cancerogena e, sebbene dal 2005 nell’UE tutte le forme del nefasto minerale siano vietate, il patogeno è ancora presente negli edifici più vecchi, pubblici e privati.

E’ insomma una spada di Damocle che pende sulla testa di milioni di abitanti e di lavoratori e che ha già causato troppi decessi “evitabili”.

Il pericolo maggiore si presenta quando i materiali che contengono il minerale vengono disturbati. In questo caso, le minuscole fibre si disperdono nell’aria e se respirate o ingerite, ad esempio durante i lavori di ristrutturazione, possono rivelarsi letali.

Per tali motivi, lo scorso settembre la Commissione europea aveva presentato un programma volto a garantire un futuro libero dall’amianto.

La questione è stata affrontata sotto ogni punto di vista, da quello medico, a quello ambientale e legale. Vediamo a che punto stiamo a distanza di pochi mesi e quali ostacoli dovranno essere superati.

Commissione europea, “Green Deal” e rischio amianto

Il programma della Commissione europea è in linea con la tanto auspicata transizione verde” e con l’ambizioso progetto di aumentare il tasso di ristrutturazione degli edifici. 

Ma qui casca l’asino. 

Se è vero che i lavori di ristrutturazione miglioreranno la salute, le condizioni di vita dei residenti e ridurranno le bollette, è altresì vero che nascondono delle insidie.

Ovviamente parliamo ancora una volta di amianto.

Sì, perché la sua rimozione e bonifica, espongono i lavoratori del settore ad altissimo rischio.

Di conseguenza, il piano d’azione per l’inquinamento zero, potrebbe rivelarsi fatale per certe categorie.

Come evitare di sostituire una tragedia sociale con un’altrettanta tragedia lavorativa?

La nuova direttiva sull’amianto nei posti di lavoro 

La Commissione ha proposto una modifica della direttiva 2009/148/CE sull’esposizione all’amianto durante il lavoro. L’obiettivo è aggiornare il valore limite di esposizione professionale vincolante per l’amianto alla luce dei più recenti sviluppi scientifici e progressi tecnici.

Nello specifico, tale limite sarà di dieci volte inferiore al valore attuale (da 0,1 fibre per centimetro cubo (f/cm³) a 0,01 f/cm³).

Un punto fondamentale affinché i lavoratori possano svolgere le loro mansioni in totale sicurezza.

Utile precisare che il 78% dei tumori professionali riconosciuti negli Stati membri sono legati all'amianto. 

Tra le neoplasie più diffuse: l’infausto mesotelioma e il cancro ai polmoni.

Rivedere la Legge 257/92 sull'amianto

I ricercatori dell’Osservatorio sulle Malattie Occupazionali e Ambientali, OSMOA, dell’Università degli Studi di Salerno, hanno sottolineato un altro punto importante.

A loro avviso, occorre rivedere anche la legge 257/92 normativa che regolamenta in Italia il processo di dismissione dell’amianto, definendo i criteri per il finanziamento delle imprese interessate alla riconversione produttiva e per i benefici previdenziali a favore dei lavoratori occupati nella produzione dell’amianto.

La norma non si limita a prescrivere la cessazione dell'impiego dell'amianto ma anche di eliminare in maniera sicura i prodotti di amianto liberamente commercializzati ed installati in precedenza.

Una serie di disposizioni sull'amianto

  • Le imprese impegnate nelle attività di lavorazione, manutenzione, bonifica e smaltimento dell’amianto, dovranno inviare annualmente una relazione tecnica. Essa sarà indirizzata alle Regioni e alle ASL, secondo il modello stabilito dalla Circolare del Ministero dell’Industria n. 124976 del 17.2.93, nonché l’emanazione di disciplinari tecnici per gli interventi di bonifica. 
  • Le società che si occupano di smaltimento e rimozione dell’amianto, si dovranno inoltre iscrivere a una speciale sezione dell’albo delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti.
  • Anche i rifiuti dovranno essere opportunamente classificati in base alle caratteristiche di friabilità e densità.
  • Le operazioni di rimozione, si avvarranno di un metodo più moderno e sensibile per il conteggio delle fibre di amianto, la microscopia elettronica (EM) a contrasto di fase (PCM). 

Sette anni per raggiungere la meta 

Gli Stati membri avranno tempo sette anni per conformarsi ai nuovi requisiti metodologici.

Si impegneranno davvero in iniziative che mirano a un futuro senza amianto?

A che punto siamo?

I lavoratori saranno finalmente tutelati?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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