Appuntamento: Lunedi - Venerdi: 09–13, 15–19:30
avveziobonanni@gmail.com0773 663593

Disastro ambientale: reati ambientali ed ecomafie

Cosa sono i disastri ambientali? Essi hanno enormi ricadute sull'ambiente e sulla salute. Nel corso della storia del cosiddetto progresso se ne sono succeduti tantissimi in Italia e nel mondo. In questa guida scopriamo tutto sui disastri ambientali, dal punto di vista naturalistico e giuridico e penale. Facciamo il punto sugli ecoreati e sul fenomeno delle ecomafie e sulla nuova legge sugli ecoreati. Ripercorriamo i principali disastri ambientali che hanno coinvolto il nostro paese, in particolare quelli legati all'amianto, ma non solo.

L'avvocato Ezio Bonanni è pioniere in Italia della lotta all'amianto e si occupa di prevenzione a 360°, consapevole che l'unico modo per vincere questa dura battaglia che continua a mietere vittime, sta nella bonifica dei siti contaminati e nell'evitare le esposizioni tout court.

L'Avvocato Ezio Bonanni è Presidente dell'ONA - Osservatorio Nazionale Amianto, in prima linea nella lotta all'asbesto. Si occupa della difesa legale degli esposti a tutti i cancerogeni, compresi i disastri ambientali. Riportremo il ruolo dell'avvocato nei processi Eternit e Ilva di Taranto.

Lo studio legale dell'Avvocato Ezio Bonanni è disponibile per consulenza e per l'assistenza legale delle vittime di esposizione ai cancerogeni.

Disastro ambientale: cos'è?

Ma andiamo con ordine: cosa si intende per disastro ambientale? Il disastro ambientale è un fenomeno con una vasta ricaduta sull'ambiente. Può avere origine naturale o antropica e si definisce tale nei casi in cui risulta catastrofico per:

  • la numerosità degli organismi viventi coinvolti;
  • la gravità degli effetti su tali organismi;
  • la vastità del territorio interessato.

Se le cause del fenomeno sono naturali si parla di disastro naturale o calamità naturale (ogni fatto catastrofico, ragionevolmente imprevedibile, conseguente a eventi determinanti e a fattori predisponenti tutti di ordine naturale, e a loro volta ragionevolmente imprevedibili). 

Il disastro ambientale invece non deriva da fattori naturali. I disastri naturali però possono essere amplificati dalle attività antropiche, tanto che il confine tra le due categorie è spesso poco definito. Per esempio, la deforestazione di un'area collinare o montana può far sì che pioggia di bassa intensità provochi una frana devastante.

Eternit bis-disastro ambientale
Eternit

Il disastro ambientale dal punto di vista giuridico e penale

Prima dell’introduzione della L. 68/2015 non esisteva nel nostro ordinamento un precetto che potesse direttamente tutelare il bene “Ambiente”. Ciononostante, al fine di trovare uno stratagemma, la giurisprudenza aveva posto il delitto di “disastro innominato”, previsto all’art. 434, comma 2, c.p., a presidio dei fatti più gravi di inquinamento ambientale che non rientravano nell’elenco dei disastri previsti dallo stesso articolo 434 c.p.

I Giudici della Corte Costituzionale lo avevano definito come un evento distruttivo in grado di produrre effetti dannosi gravi e costituente un pericolo per la vita e l’incolumità fisica di un numero indeterminato di persone.

Che cosa prevede nel dettaglio la Legge 68/2015?

La legge 22 maggio 2015, n. 68, ha introdotto una riforma di ampio respiro del diritto penale dell’ambiente.

La riforma è stata necessaria al fine dell’adeguamento dell’ordinamento italiano alla normativa europea in materia di ambiente, ed in particolare alla direttiva 2008/99/CE, che aveva strutturato l’apparato sanzionatorio non su illeciti di pericolo astratto – come la legislazione italiana ante riforma – bensì su fattispecie causali di danno o di pericolo concreto.

La legge ha, sostanzialmente, introdotto il Titolo VI bis, nel Libro II, dedicato ai Delitti contro l’ambiente, che introduce cinque figure delittuose:

  • l’inquinamento ambientale (art. 452 bis, aggravato ai sensi del successivo articolo quando dall’inquinamento siano derivate morte o lesioni);
  • disastro ambientale (art. 452 quater), punibile anche a titolo di colpa (art. 452 quinquies);
  • traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività (art. 452 sexies);
  • impedimento del controllo (art. 452 septies);
  • omessa bonifica (art. 452 terdecies).

Il disastro ambientale – Art. 452 quater c.p.

Il delitto di disastro ambientale è disciplinato dall’art. 452-quater c.p. il quale prevede che:

«Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. Costituiscono disastro ambientale alternativamente:

1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;

2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;

3) l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Quando il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata».

Il reato è quindi punibile indipendentemente dalla lesione o messa in pericolo della vita umana, basandosi sulla componente ambientale in un’ottica del tutto eco-centrica della tutela stessa.

Il disastro innominato e il disastro ambientale sono due fattispecie che continuano a coesistere.

Differenza tra reato di inquinamento e disastro ambientale

Il reato di “Inquinamento ambientale” e quello di “Disastro ambientale”, come già detto, sono disciplinati rispettivamente dagli articoli 452-bis c.p. e 452-quater c.p., entrambi introdotti dalla L. 22 maggio 2015, n. 68 (Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente).

Per il primo è prevista la reclusione da due a sei anni e la multa da euro 10.000 a euro 100.000 per chiunque abusivamente cagioni una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Per il secondo è prevista la reclusione da cinque a quindici anni in caso, alternativamente, di alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Sebbene le condotte punite dalle due fattispecie possano sembrare simili e non sempre, in concreto, facilmente distinguibili, la recente sentenza della Corte di Cassazione Penale, Sez. III, n. 46170 del 3 novembre 2016, ha sottolineato come ad assumere rilievo nella distinzione tra la fattispecie di inquinamento ambientale e quella, più grave, di disastro ambientale è, tra l’altro, la reversibilità o meno del fenomeno inquinante.

Con il termine ecoreato, di derivazione giornalistica, si intendono tanti i disastri naturali quanto il reato di inquinamento ambientale, in quanto entrambi producono una deturpazione ambientale ed ecologica.

Ecomafie in Italia: diffusione del fenomeno

La parola ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente. Definisce quelle attività illecite da parte di organizzazioni criminali a stampo mafioso che creano o generano danni all’ambiente.

Le attività delle ecomafie comprendono abusivismo edilizio, smaltimento illegale di rifiuti, incendi boschivi e illegalità su vasta scala degli alimenti. Il business delle ecomafie è un business milionario.

Rapporto ecomafie di Legambiente 2021

Il rapporto di Legambiente sulle ecomafie del 2021, nonostante il calo dei controlli effettuati dalle forze dell’ordine in relazione alla pandemia da Covid-19, evidenzia che i crimini ambientali sono stati lo 0,6 per cento in più rispetto all’anno precedente. “Sempre alta l’incidenza dei reati ambientali – si legge nel rapporto – nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, Sicilia, Campania, Puglia e Calabria, dove sono stati 16.262 (il 46,6 per cento del totale), con 134 arresti: nel 2019 erano stati ‘soltanto’ 86. Nel complesso, il mercato illegale pesa sull’economia per 10,4 miliardi di euro”.

La natura è sotto attacco: codice rosso per boschi e fauna, con 4.233 reati relativi agli incendi boschivi (+8,1%), e 8.193 quelli contro gli animali.

L’aggressione alle risorse ambientali del Paese si traduce in un giro d’affari che nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente.

I dati che raccontano come questo avviene sono raccolti da Legambiente nel report annuale dedicato alle illegalità ambientali, Ecomafia 2021. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia in vendita in libreria edito da Edizioni Ambiente.

Ecomafie e rifiuti: i numeri in Italia

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) mette nero su bianco i numeri che riguardano il rogo dei rifiuti da parte delle ecomafie.

  • Una tonnellata di rifiuti bruciati produce 1.8 tonnellate di CO2.
  • Ogni tonnellata, per essere smaltita, prevede un costo tra i 160€ ai 240€.

Nel 1958 a Trieste viene inaugurata la discarica di Trebicianodove fino agli anni 70 furono conferiti in modo incontrollato rifiuti di ogni genere contaminando le acque del sottostante fiume sotterraneo Timavo.

Nel 79 La Spezia inizia il conferimento di rifiuti nella discarica di Pitelli dove verranno conferiti abusivamente anche rifiuti tossici.

Dal 1994 inizia a manifestarsi la crisi dei rifiuti in Campania, che da allora si è ripetuta periodicamente ed è tuttora parzialmente irrisolta. Molti morti per tumori e altre patologie nell'area nota come Terra dei Fuochi a causa dello sversamento nell'ambiente di rifiuti tossici industriali e della combustione incontrollata di rifiuti con il coinvolgimento della camorra nelle attività di smaltimento dei rifiuti.

Nel 2016 c’è stata una crescita esponenziale degli ecoreati legati ai rifiuti nel Nord Italia. Il nome dell’operazione di polizia che ha portato al sequestro di ben 4 aziende, con 29 persone indagate per crimini ambientali è stato Escalation, 180.000 tonnellate di rifiuti, tra cui anche rifiuti “speciali”.

Nelle aree industriali dismesse si era soliti bruciare materiali nocivi, le bare delle riesumazioni, cisterne di gasolio abbandonate, o altri liquidi chimici. In aggiunta a questo, sono state trovate diverse zone fortemente inquinate anche dall’amianto.

Nel 2007 nel bacino idrografico della Val Pescara si scopre una decennale attività di occultamento di rifiuti tossici che ne fa la discarica abusiva di rifiuti tossici maggiore d'Italia.

La bonifica dei siti di interesse nazionale

I cosiddetti siti di interesse nazionale (SIN), sia a terra che in aree marine, individuati in base alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti e del loro impatto ambientale, devono ancora essere bonificati. La superficie complessiva a terra dei SIN è di circa 170.000 ettari e rappresenta lo 0,57% della superficie del territorio italiano. L’estensione complessiva delle aree a mare ricomprese nei SIN è di circa 77.000 ettari. Sul sito dell'ISPRA sono presenti tutti gli aggiornamenti.

Disastri ambientali presenti in Italia

La lista dei disastri ambientali che coinvolge il nostro paese è lunga. La lista che trovate qui di seguito non vuole essere esaustiva e ne elenchiamo i principali. Oltre ai disastri ambientali causati dalle ecomafie e dallo smaltimento illecito dei rifiuti tossici, ha un grande primato in disastri ambientali il settore industriale, ma anche quello militare. Citiamo per esempio il caso del Poligono sperimentale di addestramento interforze del 2011 dove l'uso di proiettili ad uranio impoverito nelle esercitazioni militari sarebbe stato responsabile di molti casi di tumori, leucemie e altre gravi patologie fra la popolazione civile.

Disastri ambientali causati dall'amianto

Il primo della lista che vogliamo ricordare riguarda l'amianto. Nel 1906 è iniziata,va Casale Monferrato, la produzione di fibrocemento Eternit, da parte dell'omonima ditta svizzera. Le lavorazioni porteranno a molti morti (principalmente per mesotelioma) tra i lavoratori, i loro familiari e i residenti nei pressi dello stabilimento, nel solo decennio relativo alla chiusura della linea di produzione, ma continueranno negli anni a venire.

Nel 1918 inizia lo sfruttamento dell'amiantifera di Balangero che continuerà fino al 1990, causando molte vittime fra lavoratori e residenti nella zona, a causa dell'inalazione delle fibre cancerogene dell'asbesto. Dopo la messa al bando dell'amianto nel 1992 le esposizioni continuano a causa del cogente ritardo nella bonifica dei siti contaminati.

Approfondisci su: Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia - Ed.2022 dell'Avvocato Ezio Bonanni

Il processo Eternit: le diverse fasi

L'Avv. Ezio Bonanni e l'ONA - Osservatorio Nazionale Amianto, dopo l'assoluzione del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, nel processo eternit 1, per prescrizione, hanno organizzato nell'immediato l'assemblea pubblica a Casale Monferrato e e si sono costituiti parte civile nel processo Eternit bis (in in fase dibattimentale sia a Torino Eternit sia a Napoli), chiedendo la  condanna di Stephan Schmidheiny, alla pena di giustizia.

Il processo Eternit è tutt'ora in corso. Il 2 marzo 2022 la Procura di Napoli ha chiesto per l’imputato 23 anni e 11 mesi di reclusione.

Disastri ambientali ad opera delle industrie

Nel 1916 è la volta del mercurio che coinvolge lo stabilimento Rosignano Solvay per la produzione di soda caustica e successivamente di altri prodotti chimici. Dalla data di apertura dello stabilimento vengono scaricate in mare sostanze tossiche (arsenico, cadmio, nichel, piombo, zinco, cloroetano e soprattutto mercurio). Questi scarichi hanno creato il fenomeno delle spiagge bianche di Rosignano.

Nel 1926 al Lago d'Orta inizia l'inquinamento dovuto a scarichi di solfati di rame e ammonio di una industria tessile per la produzione di rayon con il processo cupro-ammoniacale. In pochi anni il lago diventa invivibile per la maggior parte degli organismi pelagici e bentonici.

Nel 1932 a Brescia, presso lo stabilimento chimico Caffaro, acquisito dalla Monsanto, inizia la produzione di policlorobifenili, causando gravissimi problemi d'inquinamento ambientale e gravi malattie tra lavoratori e residenti nei dintorni. La produzione continuò fino al 1983, quando i policlorobifenili furono vietati in Italia.

Nel 1956 ad Augusta entrò in funzione il polo petrolchimico siracusano che negli anni successivi provocò gravissimi danni ambientali ed un incremento delle malformazioni e dei tumori tra gli abitanti ed i lavoratori della zona.

Dal 1962 è la volta di Savona dove l'ACNA (Azienda Coloranti Nazionali e Affini) riversa nell'ambiente per decenni ingenti quantità di anidride solforosa, benzene e fenoli sterilizzando una vasta area. Nel 1988 un incidente induce il Ministro dell'Ambiente Giorgio Ruffolo a decretare una prima chiusura dell'impianto, e definitivamente nel 1997.

Nel 1965 entrò in funzione il polo petrolchimico di Gela che causò e continua a causare un forte inquinamento ambientale e la distruzione dell'ecosistema costiero.

Dal 1970 a Porto Marghera le industrie chimiche della zona riversano cloruro di vinile monomero idrocarburi clorurati e metalli pesanti nella laguna. I responsabili dei fatti, processati negli anni 2000 e con sentenza di cassazione a maggio 2007, godono della prescrizione dei reati commessi.

A Cogoleto l'aumento della mortalità per tumori è causato dalla Stoppani, con 92.000 m³ di fanghi tossici stoccati nella discarica di Pian di Masino contenenti elevatissime quantità di metalli pesanti. Le concentrazioni di cromo esavalente nelle acque di falda sono risultate 64.000 volte superiori al limite.

ILVA di Taranto: i danni alla salute

evento taranto-video

Nel 1964 a Taranto entra in funzione il primo altoforno dello stabilimento siderurgico costruito dall'Italsider, poi ILVA, dal quale fuoriuscirà una quantità di diossine superiore a quella fuoriuscita a Seveso in 50 anni di attività. A Taranto continuano i tumori in particolare nel quartiere Rione Tamburi, l'avvelenamento del bestiame e delle cozze, provocando la rovina degli allevatori e dei mitilicoltori.

L’ILVA di Taranto è una delle pagine più buie del nostro Paese e l'inquinamento continua anche dopo il sequestro del sito industriale nel 2012.

In realtà più volte i giudici hanno sottolineato come l’azienda abbia portato avanti soltanto l’idea del profitto, nonostante da tempo conoscesse i pericoli legati alla produzione dell’acciaio con quel tipo di processo e di attrezzature utilizzate.

Disastro ambientale e danni alla salute

Varie indagini e studi scientifici hanno messo in luce una forte correlazione tra i fenomeni criminogeni e il numero di malati oncologici.

Basti pensare al territorio campano dove esiste un luogo nominato il “triangolo della morte” in cui il tasso di mortalità dovuto al cancro è altissimo.

L’asbestosi e i mesoteliomi sono causati esclusivamente dai minerali di amianto. Altre malattie amianto possono avere differenti cause, ma senza dubbio, come ribadito dallo IARC, l'asbesto è una di esse.

I disastri ambientali che abbiamo elencato causati dalle industrie chimiche hanno indotto un aumento della mortalità per tumore e altre gravi malattie, diverse a seconda del tipo di inquinamento ambientale causato dal disastro. L'inquinamento delle falde acquifere causato dai disastri ambientali causa e continua a causare malattia.

L'utilizzo di uranio impoverito usato nelle esercitazioni militari provoca danni ai reni, pancreas, stomaco/intestino, ha effetti citotossici, carcinogeni e teratogeni.

Puoi chiedere una consulenza chiamando il numero verde o compilando il form.

numero disastro ambientale
whatsapp disastro ambientale

ASSISTENZA LEGALE

Richiedi una consulenza all'Avv. Ezio Bonanni
Richiedi una consulenza