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Cloruro di vinile: danni alla salute e assistenza legale

Il cloruro di vinile, o monomero di cloruro di vinile, è un gas incolore con un odore caratteristico: un delicato profumo dolciastro. Questa sostanza è anche presente nel fumo di sigaretta e di sigaro. In passato, veniva utilizzato come propellente nelle bombolette spray per prodotti per capelli, ma questa applicazione è stata abbandonata. Attualmente, il cloruro di vinile è principalmente impiegato dall'industria della plastica per produrre il cloruro di polivinile o PVC.

L'esposizione al cloruro di vinile provoca gravi danni alla salute tra cui il cancro. In questa guida scopriamo tutto su questa sostanza chimica, sui danni che provoca alla salute e su dove si trova.

Esamineremo in dettaglio le malattie correlate all'esposizione al cloruro di vinile e le categorie di lavoratori a rischio.

Le vittime dell'esposizione professionale hanno diritto al riconoscimento della malattia professionale o causa di servizio, nonché all'ottenimento delle prestazioni economiche e socio-sanitarie dell'INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) o all'equo indennizzo, in alcuni casi, allo status di vittime del dovere.

Hanno anche diritto al completo risarcimento dei danni subiti, sia di natura patrimoniale che non patrimoniale (danno biologicodanno morale ed esistenziale). Lo stesso trattamento si applica ai loro familiari, che hanno diritto al risarcimento dei danni subiti per loro conto o a titolo di eredità.

L''Avvocato Ezio Bonanni si occupa di assistenza legale agli esposti a sostanze cancerogene di qualunque natura, compreso l'amianto, per l'ottenimento di tutti i benefici previsti dalla legge.

Cos'è il cloruro di vinile e dove si trova?

Come già detto il cloruro di vinile è un gas incolore altamente otssico e con un odore caratteristico. Essendo più pesante dell'aria può spostarsi lungo il suolo. Si decompone per combustione e può provocare incendi esplosivi in determinate circostanze. La formula chimica è C2H3Cl / H2C=CHCl.

Questo materiale è estremamente versatile ed è utilizzato in vari settori, tra cui l'edilizia (tubature, pavimenti, infissi), l'automotive (interni delle auto), l'isolamento elettrico e la fabbricazione di diversi oggetti (contenitori, giocattoli, eccetera). Per renderlo più plasmabile, durante il processo di produzione viene mescolato con additivi plastificanti.

In alcune situazioni, le sedi produttive possono rilasciare questo gas nell'ambiente circostante. Di conseguenza, nonostante la concentrazione di cloruro di vinile nell'aria sia generalmente bassa, vicino alle fabbriche sono state rilevate concentrazioni che possono superare di diverse centinaia di volte la media.

Danni alla salute del cloruro di vinile

Il cloruro di vinile, come già accennato provoca gravi danni alla salute. Viene assorbito dall'organismo per inalazione e provoca effetti sul sistema nervoso centrale e irritazioni agli occhi a breve termine. A lungo termine può avere effetti sul fegato, sulla milza, sul sangue, sui vasi sanguigni periferici e sui tessuti e ossa delle dita. Test su animali indicano la possibilità che questa sostanza possa provocare tossicità per la riproduzione o lo sviluppo umano. Il cloruro di vinile, come vedremo meglio in seguito, è cancerogeno per l'uomo.

I danni alla salute nel dettaglio

Quando somministrato per via inalatoria, causa la comparsa di angiosarcomi epatici (nel ratto, topo, criceto), nefroblastomi (in ratti), tumori ai polmoni e alle ghiandole mammarie (nei topi), papillomi allo stomaco (in criceti). Se ingerito per via orale, provoca l’insorgenza di tumori epatocellulari, angiosarcomi polmonari, adenomi delle ghiandole mammarie. L’esposizione attraverso l’acqua potabile causa angiosarcomi epatici, ma solo a dosi elevate.

Gli effetti dell’esposizione cronica per via inalatoria comprendono: il fenomeno di Raynaud, una dolorosa alterazione vasospastica delle mani; pseudosclerodermia. Studi epidemiologici su lavoratori impiegati nelle industrie di produzione del PVC hanno dimostrato una chiara correlazione tra esposizione e tumori del fegato, angiosarcomi e carcinomi epatocellulari.

Rischi di esposizione al cloruro di vinile

L'esposizione al cloruro di vinile è principalmente legata all'ambito professionale. I lavoratori nelle strutture di produzione del PVC, e in misura minore quelli delle aziende che lavorano con questa sostanza, corrono il rischio di inalare il cloruro di vinile. Secondo la Direttiva europea n. 37 del 2004, la concentrazione massima a cui i lavoratori possono essere esposti durante una giornata lavorativa di 8 ore è di 3 parti per milione (equivalente a 3 millilitri per metro cubo). Nel 2017, la Commissione europea ha ridotto ulteriormente questo limite a 1 parte per milione.

Rischi da esposizione ambientale al cloruro di vinile

I manufatti realizzati in PVC potrebbero contenere tracce di cloruro di vinile che possono essere rilasciate nell'ambiente. Secondo uno studio tedesco condotto alla fine degli anni Settanta, i vinili discografici erano gli oggetti che presentavano le maggiori quantità di cloruro di vinile rilasciate rispetto ad altri prodotti valutati. Tuttavia, le quantità liberate da giocattoli, interni automobilistici, utensili da cucina, pellicole alimentari e carte da parati erano inferiori a 0,05 parti per milione. Comunque, grazie a miglioramenti nei processi di produzione, il contenuto residuo di cloruro di vinile nei prodotti in PVC è stato notevolmente ridotto.

Nell'aprile del 2022, la Commissione europea ha introdotto il piano d'azione "Restriction Roadmap", il quale mira a eliminare diverse sostanze chimiche pericolose per la salute umana entro il 2030. L'elenco delle sostanze soggette a divieto include ritardanti di fiamma, noti per il rischio di cancro, bisfenoli, capaci di disturbare l'equilibrio ormonale, e il PVC, un tipo di plastica che non solo contiene numerosi additivi nocivi, ma è anche più difficile e costoso da riciclare rispetto ad altre alternative.

Esposizione da cloruro di vinile nelle acque

Una potenziale fonte di esposizione al cloruro di vinile è rappresentata dalla possibile contaminazione delle risorse idriche. Essendo una sostanza volatile e scarsamente solubile in acqua, il cloruro di vinile di solito non è presente nelle acque superficiali. Tuttavia, concentrazioni elevate di cloruro di vinile sono state rilevate nelle falde acquifere contaminate dalle industrie che producono PVC. Se si bolle l'acqua contaminata per un minuto però la concentrazione di cloruro di vinile scende al di sotto del limite minimo rilevabile. Tuttavia, gli individui possono comunque essere esposti all'inalazione di questa sostanza quando utilizzano l'acqua per fare la doccia.

Le tubature realizzate in PVC possono rilasciare cloruro di vinile, contaminando così l'acqua potabile che viene successivamente consumata.

Uno studio condotto in Arabia Saudita ha scoperto che dopo l'esposizione al sole di una tubatura in PVC, l'acqua presenta una concentrazione di cloruro di vinile di circa 2,5 microgrammi per litro. È importante notare che questo studio ha sottoposto la tubatura ai raggi solari per 30 giorni, quindi si potrebbe ipotizzare che, in condizioni meno estreme e utilizzando prodotti fabbricati con tecniche moderne, il rischio di migrazione del cloruro di vinile dalla tubatura all'acqua potabile sia ridotto.

Le bottiglie di acqua in PVC e il monitoraggio dell'acqua potabile

Il PVC è utilizzato anche nella produzione di bottiglie destinate all'acqua minerale. Un precedente studio condotto dall'Istituto Mario Negri aveva dimostrato che il contenuto di cloruro di vinile nell'acqua all'interno di bottiglie in PVC era nell'ordine di 60-180 nanogrammi per litro. Un aspetto rilevante era che la concentrazione di cloruro di vinile nell'acqua aumentava con il passare del tempo, a un tasso di circa un nanogrammo per litro al giorno.

In Italia, il Decreto legislativo n. 31 del 2001 stabilisce che il contenuto di cloruro di vinile nelle acque destinate al consumo umano non deve superare 0,5 microgrammi (500 nanogrammi) per litro. Questo decreto regola la qualità dell'acqua potabile per garantirne la sicurezza nell'intero corso della vita. Il monitoraggio dell'acqua potabile è svolto dall'ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente), che applica restrizioni al consumo se i limiti di legge vengono superati. Tuttavia, la concentrazione di cloruro di vinile non è uno dei parametri obbligatori nelle analisi dell'acqua minerale.

Il cloruro di vinile e il rischio di cancro

Nel 2012, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha pubblicato un volume che raccoglieva le informazioni disponibili sul legame tra esposizione al cloruro di vinile e il cancro. Si è dimostrato che il cloruro di vinile aumenta il rischio di sviluppare cirrosi epatica, una condizione che può predisporre all'insorgenza di tumori epatici.

Le prove della cancerogenicità del cloruro di vinile provengono da due ampi studi epidemiologici, uno condotto negli Stati Uniti e l'altro in Europa. Questi studi hanno rivelato che il cloruro di vinile può causare due tipi di tumore epatico: il carcinoma epatocellulare e l'angiosarcoma epatico. Al momento, non ci sono evidenze sufficienti per affermare che il cloruro di vinile possa provocare altri tipi di tumori, inclusi quelli polmonari.

Il cloruro di vinile: agente cancerogeno secondo lo IARC

Diversi studi su cellule e animali da laboratorio hanno dimostrato che il cloruro di vinile può causare danni al DNA. Dopo essere metabolizzato dal fegato, i suoi metaboliti diventano altamente reattivi.

Questi metaboliti non solo possono causare mutazioni genetiche, ma anche favorire la trasformazione delle cellule epatiche in cellule tumorali aumentando la sintesi del DNA. Sulla base di evidenze provenienti da studi sugli animali e sugli esseri umani, lo IARC classifica il cloruro di vinile come un agente cancerogeno certo per gli esseri umani (Gruppo 1).

Malattie indennizzabili correlate all'esposizione

L'angiosaroma epatico è una rara neoplasia del fegato correlata all'esposizione professionale al cloruro di vinile. È una malattia riportata nella Lista I delle tabelle dell'INAIL, ovvero fra le malattie la cui origine professionale è di elevata probabilità, nel Gruppo I: "Malattie da agenti chimici". Questo significa che i malati possono ottenere le previdenze dell'INAIL e che vige la presunzione legale d'origine della malattia. Basta quindi dimostrare la presenza dell'agente chimico sul posto di lavoro per ottenere le prestazioni economico e socio sanitarie previste.

Come ottenere il risarcimento danni

L’INAIL indennizza solo il danno biologico e quello patrimoniale per diminuite capacità di lavoro. L’integrale ristoro dei danni, compresi eventuali danni morali ed esistenziali, si ottiene, invece, facendo valere la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. Tuttavia, se si riesce a dimostrare il nesso causale tra malattia e attività lavorativa, si può anche avanzare una richiesta di risarcimento danni.

La quantificazione dei danni, subiti dal lavoratore vittima di malattia di origine professionale si stabilisce in maniera personalizzata. Si ha la liquidazione del differenziale del danno patrimoniale e del danno biologico, e il risarcimento danni morali ed esistenziali. L’indennizzo INAIL deve essere scorporato per poste omogenee dal danno biologico e da quello patrimoniale per diminuite capacità di lavoro. Tutti gli altri pregiudizi, invece, devono essere integralmente risarciti.

La vittima ha diritto ai danni differenziali con scomputo della rendita per poste omogenee. L’indennizzo del danno biologico è defalcato dal quantum del danno biologico, con integrale ristoro di tutti gli altri danni non patrimoniali. In caso di rendita, lo scorporo è circoscritto al danno biologico, piuttosto che al danno patrimoniale per diminuite capacità lavorative.

Tutta la procedura è definita nel dettaglio dall’art. 1, comma 1126, lettera a), L. 145/2018, per effetto dell’art. 3-sexies, comma 1, D.L. 30 aprile 2019, n. 34. È poi convertito, con modificazioni, dalla L. 28 giugno 2019, n. 58, che ha abrogato la lettera a) del comma 1126 della ultima legge di bilancio.

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