Assistenza tumore dell'esofago

Se sei una vittima di tumore dell'esofago da amianto, scopri attraverso il nostro sito web come accedere ai nostri servizi di assistenza.

Il tumore dell'esofago: sintomi, cause e terapia

Il cancro dell'esofago è un tumore maligno che si forma nel tessuto di rivestimento dell'esofago.

Che cos'è e quale funzione svolge?

L'esofago è un organo dell'apparato digerente, attraverso il quale gli alimenti e i liquidi che ingeriamo passano dalla gola allo stomaco.

E' costituito da tre pareti interne, rivestite principalmente da tessuto mucoso, e circondate da tessuto muscolare.

La mucosa ha il compito di lubrificare le pareti, facilitando la spinta del bolo alimentare verso lo stomaco; al quale è congiunto con una valvola, detta cardias, che ha lo scopo di prevenire il reflusso di contenuto gastrico.

Classificazione dei tumori dell'esofago

Il tumore all'esofago è causato dalla crescita senza controllo delle cellule che lo rivestono, o di quelle adibite alla produzione del muco. E' raro infatti, che venga innescato dalle cellule muscolari più esterne.

Nel caso in cui derivi dalle cellule epiteliali, si parla di carcinoma squamoso, se invece deriva da quelle ghiandolari si parla di adenocarcinoma, che si possono trovare in sede esofagea, soprattutto come risposta riparativa rispetto ad una malattia cronica da reflusso non adeguatamente trattata.

Sintomatologia del tumore dell'esofago

Durante la fase iniziale, il tumore dell'esofago può passare inosservato. I I primi sintomi tumore esofago, consistono nella perdita di peso, ma soprattutto nella difficoltà a deglutire cibi solidi, che si sviluppa mano a mano che il cancro estendendosi, restringe l’esofago.

Con l’andare del tempo tende a ridursi sempre più, fino ad ostruire totalmente l'organo, e ciò comporta il rigetto di qualsiasi cosa ingerita.

Progredendo, il tumore può comprimere il nervo che controlla le corde vocali, condizione che può portare alla disfonia.

La diffusione del tumore negli altri organi

In alcune forme di tumore, si riscontra un ingrossamento dei linfonodi ai lati del collo e sopra la clavicola, o la presenza di liquido nel rivestimento del polmone (versamento pleurico) che condiziona la comparsa di dispnea (difficoltà a respirare).

La presenza di metastasi, nelle forme più avanzate può causare dolori ossei o ingrossamento del fegato.

I fattori responsabili della comparsa del tumore dell'esofago

Il tumore viene classificato come una patologia multifattoriale, e questo discorso vale per qualsiasi forma tumorale. Di conseguenza diviene difficile, riuscire ad individuare un unico fattore-causale.

Alcol e tabacco

Le persone che fanno un'uso combinato di alcol e tabacco, sono maggiormente predisposti a contrarre la patologia, rispetto alla popolazione generale. L'alcool infatti, potenzia l'effetto dannoso del tabacco.

Fattori infiammatori

L'esofagite peptica, ovvero l'infiammazione cronica della parte terminale dell'esofago, causata dal reflusso di succhi gastrici acidi, fa sì che, a lungo andare, l'epitelio dell'esofago sia sostituito da uno simile a quello dello stomaco, sul quale poi si può sviluppare il tumore.

Questa condizione prende il nome di esofago di Barrett, ed è considerata una precancerosi, che talvolta per prevenire l'estesione del tumore maligno, richiede il ricorso alla chirurgia.

Fattori genetici

Vi sono alcune rare patologie ereditarie, che facilitano la comparsa del tumore dell'esofago.

Ad esempio, la tilosi palmare e plantare (tilosi esofago), caratterizzata da: ispessimento della pelle delle palme delle mani, delle piante dei piedi, e da papillomatosi dell'esofago, (formazione di piccole escrescenze dette appunto papillomi), portano allo sviluppo del tumore nella sua forma squamocellulare.

Alimentazione

L'alimentazione è uno dei fattori più significativi nella comparsa del tumore. Chi segue una dieta ricca di grassi, con un ridotto apporto di vitamina A, o soffre di sovrappeso e obesità, crea un ambiente favorevole all'insorgenza della malattia.

Le terapie applicate alla cura del tumore dell'esofago

La tecnica a cui si ricorre maggiormente, per la cura del tumore dell'esofago è la chirurgia.

Chirurgia: come applicarla in base allo stadio tumorale

Nelle forme iniziali, il tessuto tumorale può essere distrutto con il laser. Nei primi stadi è invece preferibile, ricorrere alla chirurgia laparoscopica (resezione mucosale endoscopica).

L'intervento consiste nell'asportazione del tratto di esofago, colpito dal tumore, di una piccola porzione di stomaco, e dei linfonodi regionali. Questa procedura prende il nome di "esofago-gastrectomia parziale con linfoadenectomia regionale".

Chemioterapia e radioterapia

Vi sono casi particolari, in cui non è possibile ricorrere alla chirurgia. Ad esempio nel caso delle lesioni del terzo superiore dell'esofago, oppure quando il tumore ha già coinvolto gli organi vicini come trachea e bronchi. Controindicano talvolta l'operazione anche le metastasi a distanza, le condizioni generali di salute precarie oppure la presenza di altre malattie.

Questi pazienti, vengono quindi trattati sia con la chemioterapia, che con la radioterapia, dato che la combinazione delle due cure aumenta la sopravvivenza rispetto alle singole opzioni.

I farmaci più usati sono il cisplatino e il 5-fluorouracile, talvolta con l'aggiunta di epirubicina.

Le cure palliative

Negli stadi più avanzati, i pazienti con difficoltà a deglutire e dolore, che non possono ricorrere né al trattamento chirurgico né a quello chemio-radioterapico, possono trarre beneficio da cure palliative che permettano un adeguato sostegno alimentare.

Ad esempio, posizionando una protesi espandibile, che dilata l'area in cui passa il cibo, facilitando il passaggio.

In alcuni casi selezionati si può utilizzare la laser-terapia, che consiste nell'uso di un raggio laser diretto sul tumore per ricreare il passaggio.

La correlazione tra amianto e tumore all'esofago

Nella più recente monografia redatta dallo IARC, viene confermato il nesso tra tumore all'esofago ed esposizione alle fibre di amianto.

The Working Group  examined  25  studies of cohorts occupationally exposed to asbestos. Notable findings from among these studies are:

  • Peto et al. (1985) found 11 deaths from cancer of the oesophagus versus 6.59 expected (SMR = 1.67; 95%CI: 0.83–2.99) in a cohort of 3211 male asbestos textile workers in the United Kingdom. For the subset of workers with 10+ years employment in “scheduled” (asbestos- exposed) areas of the plant and with 20+ years since first employment, the SMR for cancer of the oesophagus was 2.36 (95%CI: 0.49−6.91). For all workers in this cohort with < 20 years since first employment, two deaths for cancer of the oesophagus was observed versus 2.18 expected, and for workers with 20+ years since first employ- ment, there were nine deaths from cancer of the oesophagus versus 4.4 expected (see Table 6 in Peto et al., 1985).
  • Selikof f & Seidman (1991) found an SMR for cancer of the oesophagus of 1.61 (95%CI: 1.13–2.40) among a cohort of 17800 asbestos insulations workers across the USA and Canada. Selikof f & Seidman (1991) observed that cancer in asbestos workers is “very much related to latency,” with most of the increased risk occur- ring only 25 or more years from the onset of occupational exposure to asbestos. In a cohort of 10939 male and 440 female asbestos miners and millers in Quebec, Canada, exposed predominantly to chrysotile asbestos, followed through 1975, McDonald et al. (1980) reported that mortality for cancer of the oesoph- agus and stomach (the two were combined) was elevated (SMR, 1.27). Further follow-up through 1988 of a subset of this cohort, consisting of 5335 men, examined esophageal cancer mortality separate from stomach cance,r and found no excess mortality (SMR, 0.73; 95%CI: 0.35 – 1.34) (McDonald et al., 1993).
  • Berry  et  al.  (2000)  found  a  2-fold  excess mortality for cancer of the oesophagus (SMR, 2.08; 95%CI: 1.07–3.63) among a cohort of over 5000 asbestos-exposed factory workers in the east end of London, United Kingdom, who had produced asbestos insulation boards, and who were followed for 30+ years. In the subset of workers within this population with “severe” asbestos exposure of more than 2 years’ dura- tion, the SMR for cancer of the oesophagus was 5.62 (95%CI: 1.82 – 13.11). And in the subset of women  with  “severe”  exposure  to  asbestos of 2 years, the SMR for cancer of the oesophagus was 9.09 (95%CI: 1.10−32.82).
  • Hein et al. (2007) found an SMR for cancer of the oesophagus of 1.87 (95%CI: 1.09–2.99) in a cohort of 3072 asbestos textile workers in South Carolina, occupationally exposed to chrysotile asbestos and followed through 2001.
  • Musk et al. (2008) found an SMR for cancer of the oesophagus was 1.01 (95%CI: 0.71–1.40) in a cohort study of 6943 asbestos miners from Western Australia followed through 2000, exposed predominantly to crocidolite asbestos, when all cohort members lost to follow-up were assumed to be alive. When the analysis was re-run censoring all subjects at the date last known to be alive, the SMR was 1.20 (95%CI: 0.62–2.10).

Other cohort studies of various groups occu- pationally exposed to asbestos – asbestos-cement workers, friction products workers, and “generic” asbestos workers – yield generally non-positive results for cancer of the oesophagus.

Case–control studies

The Working Group examined five case– control studies that examined the association between asbestos exposure and cancer of the oesophagus.

A case–control study in Quebec, Canada found an OR of 2.0 (95%CI: 1.1−3.8) for any exposure to asbestos among 17 patients diag- nosed with squamous cell carcinoma of the oesophagus. (Parent et al., 2000).

A  case–control  study  conducted  within a cohort of nearly 400000 Swedish construction workers found evidence for a positive association between asbestos exposure and adenocarcinoma of the oesophagus. Relative risk increased  from 1.0 (reference) among workers with no asbestos exposure, to 1.7 (95%CI: 0.5–5.4) among those with “moderate” exposure, and to 4.5 (95%CI: 1.4–14.3) among those workers with “high” asbestos exposure, thus suggesting a positive dose–response relationship (Jansson et al., 2005).

Meta-analyses

Meta-analyses have  been  undertaken  of the association between asbestos exposure and cancer of the oesophagus:

A meta-analysis by Frumkin & Berlin (1988) stratified studies according to SMR for lung cancer and also according to the percentage of deaths due to mesothelioma. The rationale is that a higher death rate for either lung cancer or mesothelioma is taken to be a surrogate index  of higher cumulative exposure to asbestos. However, no association was observed between death rate for cancer of the oesophagus in the published cohorts by either lung cancer SMR or percentage of death for mesothelioma.

Meta-analyses by Edelman (1988) and by Goodman et al. (1999) did not detect an associa- tion between asbestos exposure and cancer of the oesophagus.

A meta-analysis by Morgan et al. (1985) that examined earlier studies, which tended to have heavier exposure, found a summary SMR for cancer of the oesophagus in asbestos-exposed workers of 2.14 (95%CI: 1.326–3.276). When cases of cancer of the oesophagus based on “best evidence” (pathological review) were deleted from these cohorts, the SMR remained elevated at 2.38 (95%CI: 1.45–3.68).

The IOM (2006) conducted a meta analysis of 25 cohort studies and reported a summary relative risk of 0.99 (95%CI: 0.78–1.27) for any exposure to asbestos versus no exposure. The IOM also examined the relative risk of “high” versus no exposure, and calculated a lower bound summary relative risk of 1.35 (95%CI: 0.81–2.27), and a higher bound summary relative risk of 1.43 (95%CI: 0.79–2.58). The IOM determined that there were too few case–control studies to permit a meta-analysis.

Il tumore dell'esofago e la rendita INAIL

Il tumore dell'esofago si colloca all'interno della LISTA III dell'INAIL, secondo la quale l'origine lavorativa della patologia è ritenuta possibile.

Agenti Causali (DD.MM. 09/04/2008 e 10/06/2014)  Riferimenti e lavorazioni D.M. 09/04/2008  Periodo Max. Ind.     Lista    Codice
Radiazioni Ionizzantin.pIllimitatoLISTA II.6.15.
Asbeston.pIllimitato LISTA IIIIII.6.03.
Industria della gomman.pIllimitatoLISTA IIII.6.37.

Nella tabella si legge infatti, che il tumore dell'esofago è causato dall'agente eziologico asbesto LISTA III, Gruppo 6, Codice III.6.03.

Oltre ad essere causato dalle radiazioni ionizzanti, inserite nella LISTA I, Gruppo 6, Codice I.6.15 e dalle lavorazioni dell'industria della gomma, ricondotte alla LISTA II, Gruppo 6, Codice II.6.37.

L'iter per ottenere la rendita INAIL

Chi ha contratto una patologia asbesto correlata, come nel caso del tumore dell'esofago, può richiedere assistenza legale, al fine di ottenere un indennizzo dall'INAIL.

Il primo passo da compiere, è sempre quello di ricostruire il percorso lavorativo svolto nel corso degli anni, recuperando la documentazione necessaria:

  • documenti e/o foto che attestino la presenza di amianto nel sito lavorativo;
  • il libretto del lavoro;
  • copie delle buste paga (se presenti);
  • acquisire dalla ASL i piani di lavoro di rimozione amianto e le relazioni all'art.9, L.257/92;
  • la copia del documento di valutazione del rischio.

La visita medica per il riconoscimento della malattia asbesto correlata

Il medico curante, in veste di medico del lavoro, ha l'incarico di visitare il paziente, verificando anche l'anamnesi lavorativa.

Deve inoltre prendere visione, dei seguenti documenti:

  • certificazioni mediche redatte in precedenza alla visita;
  • gli esami tecnico strumentali;
  • le cartelle cliniche.

Dopo aver esaminato il tutto, si occupa di redigere la certificazione medica di malattia professionale sul modello 5ss bis predisposto dall'INAIL, per poi trasmetterlo all'Istituto.

La risposta dell'INAIL

Una volta ricevuta la certificazione di malattia professionale, l' INAIL agisce preventivamente chiedendo la consulenza della CON.T.A.R.P. (Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione centrale).

La CON.T.A.R.P. dovrà redigere a sua volta una relazione sulla condizione lavorativa, riguardante i rischi presenti nell'ambiente lavorativo.

Nel caso in cui venga confermato il nesso causale asbesto-malattia, anche solo a titolo di esposizione ambientale, si ha diritto all'erogazione di due indennizzi:

  • rendita INAIL: nel caso in cui la malattia venga riconosciuta con percentuale a partire dal 16%, e indennizzo INAIL con percentuale compresa tra il 6% e il 15%;
  • Fondo Vittime Amianto: prestazione aggiuntiva alla rendita INAIL, riconosciuta recentemente anche a coloro che sono vittima di esposizione ambientale.

Come procedere in caso di rigetto

Nell'eventualità dell'emissione di un provvedimento di rigetto, ai sensi dell'art.104 del D.P.R. n.1124/65, si può chiedere il riesame della pratica, facendo ricorso amministrativo .

Il ricorso può essere proposto anche nel caso in cui vi sia una sottovalutazione del danno biologico, in grado all'infermità causata dalla malattia professionale.

L'INAIL, provvederà poi a fissare una visita collegiale, che si terrà alla presenza di un team di medici dell'Istituto, in contraddittorio con il paziente, solitamente accompagnato dal proprio medico del lavoro di riferimento.

Il team di esperti dovrà valutare la documentazione presentata, da un punto di vista medico legale, nonchè tecnico. Al termine della visita, verrà emesso un provvedimento amministrativo definitivo, che riconoscerà o respingerà la domanda di riconoscimento di malattia professionale.

Il responso del Giudice del Lavoro

Nel momento in cui il procedimento amministrativo INAIL è terminato, e la domanda di riconoscimento è stata nuovamente respinta, o accolta parzialmente, l'assistito può agire con ricorso presso il Giudice del Lavoro (art.442 c.p.c.).

Il Giudice effettuerà la propria valutazione, sulla base delle prove che gli vengono fornite, in particolar modo quella testimoniale e la consulenza tecnica a dimostrazione della condizione di rischio, e quella medico legale a dimostrazione del nesso causale asbesto- malattia.

Qualora anche il Giudice del Lavoro, emani una sentenza di rigetto o accoglimento parziale, l'assistito può impugnarla innanzi la Corte d'Appello competente.

I benefici contributivi previsti per le malattie asbesto correlate

Nel momento in cui l'INAIL, rilascia all'assistito la certificazione del riconoscimento di malattia professionale, gli consente di depositare la domanda di accredito dei benefici contributivi per esposizione ad amianto, presso l'INPS territorialmente competente.

La domanda amministrativa, deve essere corredata quindi non solo della certificazione INAIL sopracitata, ma anche della documentazione lavorativa.

L'assistito può presentare domanda all'INPS anche nel caso in cui l'INAIL, non gli abbia rilasciato l'attestazione di malattia professionale.

L'accredito delle maggiorazioni contributive

Le vittime di patologie asbesto correlate, ancora in attività lavorativa, hanno diritto ad ottenere un prepensionamento che viene calcolato con il 50% sugli anni di esposizione subiti.

Ciò significa che, chi ha lavorato per 10 anni a contatto con l'amianto, può accedere alla pensione con 5 anni di anticipo, rispetto alla data prevista

Chi invece si trova già in pensione, può far ricalcolare il rateo pensionistico, usufruendo del coefficiente di 1.5.

Ad esempio: se si ha lavorato per 20 anni di cui 12 anni in esposizione ad asbesto, il periodo utile ai fini del diritto alla pensione sarà di 26 anni (12 x 1,5 + 8 anni).

E' bene ricordare che non si necessita di una soglia minima di esposizione, né il periodo ultradecennale.

Il ricorso al Giudice del Lavoro contro l'INPS

Nel caso in cui l'INPS, decida di respingere la domanda amministrativa di accesso ai benefici contributivi, che sia direttamente o mediante silenzio (maturato nell'arco di 120 giorni dal deposito della domanda) l'avente diritto può rivolgersi al Comitato Provinciale INPS (art.443 c.p.c.).

Quando anche il Comitato Provinciale respinge la richiesta, si procede attraverso il Giudice del Lavoro, presentando la seguente documentazione:

  • prove documentali sulla presenza di amianto;
  • la documentazione medica legata alla malattia;
  • eventuali testimoni che riferiscano sull'ambiente di lavoro;
  • libretto del lavoro e buste paga;
  • eventuali ulteriori documenti o foto provanti il rischio amianto;
  • eventuale certificazione INAIL di esposizione ad amianto.

La pensione di inabilità INPS per le malattie asbesto correlate

Per effetto del Decreto L.34 del 2019, convertito con legge 58 del 2019, è stato possibile introdurre l'art. 41 bis alla legge, che ha esteso la lista di malattie che consentono di accedere al prepensionamento.

Nel caso delle patologie absesto correlate, si parla di pensione di inabilità amianto, strumento giuridico che ha agevolato l'accesso alle maggiorazioni contributive ex. art.13 co.7 della L.257/92.

Le linee guida da seguire per ottenere tale prepensionamento, sono contenute nella Circolare INPS n.34 del 09/03/2020.

La pensione di inabilità amianto, non è però cumulabile con l'indennizzo INAIL, se ne può usufruire solo nel caso in cui gli anni mancanti al pensionamento, siano di una certa rilevanza (Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza n.30438/2018).

Il risarcimento danni per la vittima ed i famigliari

La vittima di patologia asbesto correlata, ha diritto ad ottenere un risarcimento dei danni subiti.

Danni che investono la sfera morale/psicologica, oltre che in primis quella fisica. Si parla quindi di danni patrimoniali, e non patrimoniali cagionati dall'esposizione all'amianto, e dalla conseguente malattia professionale.

Gli stessi diritti valgono per i famigliari superstiti, nel caso la vittima venga a mancare: coniuge, figli disabili di qualunque età, minorenni, maggiorenni fino a 26 anni se studenti universitari, 21 anni se studenti delle scuole superiori.

I danni subiti da questi ultimi consistono infatti non solo dell'esposizione domestica all'agente cancerogeno, ma alla modifica dello stile di vita, ad un minor introito economico, ma soprattutto lo shock del decesso.

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