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Farmaci antiblastici e il rischio per gli operatori

I farmaci antiblastici sono strumenti essenziali nel trattamento del cancro. Data la loro pericolosità è fondamentale adottare precauzioni rigorose per proteggere la salute degli operatori sanitari che lavorano con essi.

L'avvocato Ezio Bonanni si occupa da decenni di prevenzione e di tutela legale delel vittime di esposizione ad agenti patogeni, amianto in particolare. Difende le vittime di tutte le esposizioni sul luogo di lavoro che hanno diritto al riconoscimento della malattia professionale o della causa di servizio, a seconda dell'impiego, e delle previdenze collegate. Le vittime e i loro famigliari hanno inoltre diritto al risarcimento integrale dei danni subiti (biologici, morali, esistenziali e patrimoniali).

Qui trovate l'elenco dei patogeni, agenti cancerogeni e mutageni e delle malattie riconosciute ad essi collegate.

Cosa sono i farmaci antiblasitici?

Cosa sono i farmaci antiblastici? I farmaci antiblastici sono una categoria di farmaci chemioterapici utilizzati principalmente per trattare le neoplasie maligne. Questi farmaci agiscono interferendo con il ciclo cellulare, bloccando la crescita e la divisione delle cellule tumorali. Tuttavia, il loro utilizzo comporta rischi significativi per gli operatori sanitari che li somministrano e che li manipolano. Questo a causa della loro tossicità e dei potenziali effetti avversi.

IIn particolare inibiscono la crescita delle cellule tumorali, causando alterazioni nel loro Dna o interferendo durante la fase di divisione cellulare. Non agiscono selettivamente sulle cellule tumorali ma su tutte le cellule in divisione e, pertanto, possono avere un certo grado di mutagenicità, cancerogenicità e/o teratogenicità.

Sono considerati propriamente "farmaci ad alto rischio o ad alto livello di attenzione" classificati come cancerogeni o probabilmente cancerogeni per l'uomo. Comportano quindi un costante aumento della complessità e criticità dei protocolli chemioterapici adottati. Da qui nasce la necessità, per chi manipola farmaci antiblastici, di conoscerne tutti i rischi correlati, la normativa di riferimento e di ricevere l'idonea formazione teorico-pratica, anche con l'aiuto di tecnologie avanzate.

Criticità legate a manipolazione e somministrazione degli antiblastici

Ecco alcuni punti chiave relativi ai farmaci antiblastici e al rischio per gli operatori:

  1. Modalità di Somministrazione:
    • I farmaci antiblastici possono essere somministrati per via orale, endovenosa o tramite iniezione intramuscolare.
    • Gli operatori sanitari possono venire a contatto diretto con questi farmaci durante la preparazione, la somministrazione e la gestione dei rifiuti.
  2. Esposizione Occupazionale:
    • Gli operatori sanitari, compresi infermieri, farmacisti e tecnici di laboratorio, possono essere esposti ai farmaci antiblastici durante le attività quotidiane.
    • L'esposizione può avvenire attraverso la pelle, l'inalazione o l'ingestione di polveri e particelle.
  3. Rischi Riproduttivi:
    • Le donne in gravidanza e le persone in età fertile devono prestare particolare attenzione, poiché l'esposizione ai farmaci antiblastici può causare danni al feto.
  4. Misure di Sicurezza:
    • Gli operatori sanitari devono adottare misure di sicurezza adeguate, come l'uso di indumenti protettivi, guanti, mascherine e occhiali, per ridurre al minimo l'esposizione.
    • Devono essere seguite procedure specifiche per la preparazione e la somministrazione sicura dei farmaci.
  5. Aree Protette:
    • Le aree in cui vengono somministrati o manipolati i farmaci antiblastici devono essere ben ventilate e dotate di dispositivi di protezione individuale (DPI) appropriati.
  6. Formazione e Consapevolezza:
    • Gli operatori devono essere adeguatamente formati sulla gestione sicura dei farmaci antiblastici e consapevoli dei potenziali rischi per la salute.
  7. Monitoraggio della Salute:
    • È consigliabile monitorare regolarmente la salute degli operatori esposti per identificare tempestivamente eventuali segni di tossicità.

Perché i farmaci antiblastici sono pericolosi per gli operatori sanitari

I farmaci antiblastici sono inclusi tra i farmaci pericolosi dal National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH), che periodicamente aggiorna la List of Antineoplastic and Other hazardous Drugs in Healthcare Setting. Alcuni di essi, inoltre, sono classificati dalla International Agency for Research on Cancer (IARC) come cancerogeni o probabilmente cancerogeni per l'uomo (Ciclofosfamide e Melfalan).

Gli operatori che li manipolano risultano dunque professionalmente esposti e l'assorbimento può avvenire:

  • per via inalatoria (polveri, aerosol, vapori), responsabile di fenomeni irritativi a carico delle mucose, in particolare orofaringee e nasali;
  • per via cutanea, a contatto diretto con il farmaco; può causare iperpigmentazioni, eczemi, fino a vere e proprie necrosi dei tessuti molli cutanei e sottocutanei (in base al farmaco contaminante);
  • congiuntive oculari: molto più rare, possono causare irritazione congiuntivale, eccessiva lacrimazione, fotofobia, danni più o meno importanti a carico dell’epitelio corneale;
  • mucose orofaringee, via digestiva: per questo motivo è vietato introdurre qualunque cibo all'interno dei laboratori, comprese caramelle e chewingum.

I numeri dell'esposizione professionale agli antiblastici

Nel 2000, l'Istituto Superiore di Sanità ha effettuato un'indagine nelle strutture sanitarie del Lazio al fine di raccogliere dati relativi all'esposizione professionale di infermieri e farmacisti ospedalieri.

Il 19,6% degli infermieri intervistati ha segnalato di aver subito una contaminazione accidentale da farmaci antiblastici durante le fasi di preparazione e/o somministrazione. In cinque casi, sono stati riportati sintomi come cheratocongiuntivite, escoriazione cutanea ed eritema al dorso della mano.

Lo studio ha altresì rilevato che oltre la metà degli infermieri ha acquisito informazioni sulla pericolosità degli antiblastici, sulle modalità di preparazione e sulle misure di protezione da colleghi esperti, mentre solo una percentuale limitata ha ricevuto informazioni ufficiali dalla struttura sanitaria (senza specificare se abbiano ricevuto formazione adeguata).

Molti studi basati su campionamento ambientale hanno evidenziato una diffusa contaminazione delle attrezzature e delle superfici di lavoro, nonostante l'adesione alle linee guida di sicurezza e l'uso di dispositivi di protezione. Ciò è stato dimostrato in operatori sanitari dai risultati di ricerche che hanno rilevato la presenza di questi farmaci nelle urine, un aumento dei biomarcatori di genotossicità e effetti riproduttivi avversi.

Riscontri di aumentato rischio di leucemia risalgono agli anni Ottanta in uno studio danese e a ricerche condotte in Italia. Nel periodo compreso tra il 1990 e il 2010, molte strutture sanitarie italiane hanno spesso manipolato gli antiblastici senza adeguate protezioni di sicurezza, come la cappa a flusso laminare per la diluizione.

Purtroppo, i lavoratori stanno sperimentando le conseguenze di queste pratiche, con numerosi casi di leucemie che si sono manifestate molti anni dopo l'esposizione tra gli operatori sanitari.

La normativa di riferimento in Italia: cosa dice la legge

Questi farmaci non sono soggetti alla regolamentazione europea sulla classificazione e sull’etichettatura delle sostanze e delle miscele pericolose. Pertanto non rientrano nel campo di applicazione del Titolo IX, del d.lgs. 81/2008 (Sostanze pericolose). Ciò non esime i datori di lavoro dal dover valutare i rischi connessi all’utilizzo di queste sostanze e tutelare i lavoratori ai sensi del titolo I del d.lgs. 81/2008 stesso.

La legislazione relativa alla gestione dei farmaci antiblastici stabilisce che il personale incaricato della manipolazione di tali farmaci deve essere qualificato, consapevole dei rischi e formato per operare in modo sicuro, garantendo la propria salute e la sicurezza dei pazienti.

Questo è sancito dal Provvedimento del 5 agosto 1999, emanato dalla Conferenza Stato-Regioni, comunemente noto come "Documento di linee guida per la sicurezza e la salute degli operatori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario". Esso riporta gli indirizzi relativi, alla valutazione dell’esposizione, alla sorveglianza sanitaria, alle misure di prevenzione, alle modalità operative, ai carichi lavorativi, alla suscettibilità individuale, utili alla prevenzione del rischio di esposizione.

Altre normative di riferimento in Italia

Ulteriori disposizioni normative sono contenute nel Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n°81 e nel Decreto Legislativo 2 febbraio 2002 n°25, entrambi concernenti il rischio chimico.

La Raccomandazione Ministeriale n°14 sottolinea che i farmaci antiblastici, noti per la loro elevata tossicità, devono essere preparati da personale dedicato e adeguatamente formato, come infermieri e/o tecnici di laboratorio, sotto la supervisione del farmacista.

Si raccomanda un addestramento completo che comprenda aspetti teorici e pratici, come la tecnica asettica, la manipolazione sicura e la presenza di protocolli operativi specifici, al fine di acquisire competenze specifiche che possano essere applicate anche in situazioni di emergenza.

L'allestimento preferibilmente dovrebbe coinvolgere due operatori, un preparatore e un supporto, per garantire la sterilità dell'intero processo e ridurre la possibilità di errori, a meno che non siano disponibili tecnologie che assicurino la qualità e la sicurezza delle cure.

Quali sono le categorie di lavoratori a rischio di esposizione?

L'esposizione professionale a tali farmaci può coinvolgere diverse categorie di operatori. Come già detto è possibile durante varie fasi, dalla manipolazione allo stoccaggio e allo smaltimento dei rifiuti. Durante la manipolazione e la somministrazione, le operazioni a maggior rischio includono la possibilità di generare vapori, aerosol o la dispersione del preparato sotto forma di gocce. Ad esempio, aprire la fiala del farmaco, riempire la siringa, eliminare l'aria dalla siringa durante il dosaggio del farmaco, rimuovere l'ago dai flaconcini e trasferire il farmaco nel flacone per fleboclisi.

Per quanto riguarda lo smaltimento, le operazioni coinvolgono la gestione di farmaci, del materiale utilizzato per la preparazione (guanti, camici, siringhe, ecc.) e dei rifiuti biologici dei pazienti in terapia.

Queste fasi rappresentano potenziali fonti di contaminazione non solo per medici e infermieri ma anche per il personale addetto ai servizi generali.

Pertanto, la valutazione del rischio, la redazione di procedure e l'uso di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) devono considerare attentamente tutte queste attività, adottando procedure operative idonee.

Le unità automatizzate per i farmaci antiblastici

Le Unità Farmaci Antiblastici (U.F.A.) sono dotate di sistemi automatizzati che assicurano la tracciabilità completa del percorso terapeutico. Iniziando dalla prescrizione del trattamento da parte del medico oncologo fino alla somministrazione nei reparti di destinazione. Questo processo avviene attraverso una gestione completamente informatizzata e una coordinazione operativa tra diverse figure professionali, garantendo così una procedura efficiente.

Le attrezzature automatiche riducono al minimo il rischio di errori grazie all'utilizzo di telecamere che acquisiscono immagini dei prodotti inseriti nella macchina e bilance che consentono la produzione di preparati sterili con un dosaggio estremamente preciso.

I vantaggi del sistema automatizzato a tecnologia avanzata

I benefici di un sistema del genere sono molteplici:

  1. Sicurezza della qualità del prodotto: l'ambiente ad aerazione controllata ISO 14644-1 Classe 5 mantiene la sterilità con l'uso di lampade UV-C durante i periodi di inattività.
  2. Sicurezza degli operatori: riduzione significativa della manipolazione diretta del farmaco.
  3. Sicurezza del paziente: ricezione di un prodotto completamente tracciabile con la presenza di codici a barre univoci.
  4. Standardizzazione delle informazioni: uniformità nelle procedure e nelle informazioni relative all'allestimento dei farmaci.
  5. Presenza di dosi massime per farmaci critici: ad esempio, per vincristina e bleomicina.
  6. Tracciabilità dei prodotti utilizzati attraverso i lotti: monitoraggio accurato delle scorte e degli eventuali richiami.
  7. Tracciabilità degli operatori: accesso controllato con identificazione in tempo reale degli utenti autorizzati tramite credenziali multiple ID/password.
  8. Ottimizzazione dell'impiego di farmaci ad altissimo costo: utilizzo efficiente di farmaci costosi per massimizzarne i benefici.

Riconoscimento di malattia professionale dall'INAIL

Le patologie collegate dalla letteratura scientifica ed epidemiologica all’esposizione ad antineoplastici sono:

  • alcuni tipi di tumore, in particolare la leucemia mieloide acuta;
  • aumentato rischio di aborto;
  • problemi di fertilità;
  • patologie cutanee.

Le tabelle INAIL includono gli antiblastici fra gli agenti che possono causare malattie professionali quali:

  • tumori del sistema emolinfopoietico: codice identificativo: II.6.02. C82-C96.

Oltre a forme leucemiche e tumorali, possono causare gravissime problematiche a livello riproduttivo quali l’amenorrea nelle donne e l’azoospermia irreversibile negli uomini.

Risarcimento dei danni e tutela legale degli esposti

Gli esposti agli agenti antiblastici sul luogo di lavoro, senza che siano state applicate le corrette misure di sicurezza, hanno diritto al risarcimento completo dei danni subiti.  

Innanzitutto deve essere riconosciuta l’origine professionale della malattia dall’INAIL, che dà diritto alla rendita o indennizzo INAIL e ad altre previdenze.

Si agisce in seguito in via stragiudiziale, nel tentativo di un accordo a titolo di conciliazione con il datore di lavoro, oppure andando in giudizio di fronte ad un Tribunale.

L'Avvocato Ezio Bonanni e il suo team di avvocati forniscono l'assistenza legale gratuita a tutti gli esposti per il risarcimento dei danni e il riconoscimento della malattia professionale. Basta compilare il form che trovate di seguito, oppure chiamare il numero verde 800 034 294.

I famigliari superstiti in caso di decesso della vittima hanno diritto al risarcimento dei danni subiti dal defunto oltre ai danni subiti iure proprio.

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