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Malattie professionali dimenticate dei lavoratori agricoli

Il settore agricolo, pur essendo tra i più antichi e fondamentali per l’economia, è spesso trascurato quando si parla di malattie professionali. Eppure i lavoratori agricoli sono esposti a molteplici rischi: agenti chimici, fisici, biologici e meccanici. Molte patologie emergono lentamente, attraverso esposizioni ripetute e condizioni organizzative fragili.

Questa pagina vuole offrire una panoramica approfondita, chiara e fluida delle malattie professionali nel settore agricolo, evidenziare perché sono spesso “dimenticate”, analizzare le cause, presentare le principali tipologie di patologie e descrivere la tutela legale per i lavoratori agricoli.

Perché le malattie del settore agricolo restano in ombra

Il lavoro nei campi, nelle serre o negli allevamenti viene spesso percepito come un’attività all’aperto, “naturale”, e quindi a basso rischio. Questa percezione induce sottovalutazione: i rischi invisibili — come esposizione a fitosanitari, polveri organiche, rumore e vibrazioni — passano inosservati finché la malattia si manifesta in modo grave.

Inoltre, molte imprese agricole sono piccole o familiari, con organizzazione minima, e ciò comporta carenze nella formazione, nella sorveglianza sanitaria e nella cultura della prevenzione. Un ulteriore ostacolo è la lunga latenza: molte patologie si sviluppano dopo anni, e il nesso causale viene spesso trascurato o attribuito genericamente all’età o all’usura. In questo contesto la denuncia di una malattia professionale è meno frequente rispetto ad altri settori e molte patologie restano non riconosciute o non correlate al lavoro.

Il contesto dei rischi in agricoltura

Il settore agricolo presenta una combinazione unica di rischi:

  • esposizione ad agenti chimici (fitosanitari, biocidi, concimi) e biologici (polveri di granaglie, pollini, acari, miceti);
  • agenti fisici quali rumore, vibrazioni meccaniche, irraggiamento solare;
  • rischi da movimentazione manuale di carichi, posture incongrue, lavoro ripetitivo;
  • condizioni ambientali estreme: lavoro all’aperto, esposizione al sole, caldo, freddo, agenti atmosferici.

L’insieme crea un profilo di rischio che cambia con stagionalità, tipo di coltura o allevamento e dimensione dell’impresa. Per molte lavorazioni agricole, la meccanizzazione è aumentata, ma i rischi residui rimangono elevati.

Le malattie professionali per i lavoratori agricoli

Malattie muscolo-scheletriche

Una delle tipologie più frequenti riguarda la colonna vertebrale, gli arti superiori e i tessuti molli. Le dorsopatie (ernie e protrusioni discali), le tendiniti della spalla, le epicondiliti e la sindrome del tunnel carpale sono molto diffuse fra agricoltori che eseguono lavori di potatura, raccolta, legatura o con attrezzature che trasmettono vibrazioni.
Queste patologie sono spesso ignorate come “usura normale” anziché riconosciute come malattie professionali con conseguente mancanza di tutela.

Malattie respiratorie ed allergiche

L’inalazione ripetuta di polveri vegetali (granaglie, fieno, pollini) o di ammassi biologici in allevamento espone a bronchiti croniche, BPCO, asma o alveoliti allergiche estrinseche.
L’esposizione prolungata può provocare danni irreversibili, ma spesso non viene adeguatamente segnalata o collegata alla mansione.

Rumore, vibrazioni e ipoacusia

L’uso continuativo di macchine agricole (tractors, motoseghe, atomizzatori) genera rumori e vibrazioni che possono danneggiare l’udito o causare lesioni del sistema mano-braccio (vibrazione trasmessa) con conseguenti sindromi vascolari.

Malattie della pelle e tumori cutanei

Gli agricoltori lavorano all’aperto, spesso esposti a irraggiamento UV senza protezione adeguata. Studi evidenziano un rischio aumentato di cheratosi, epiteliomi e melanoma.
Inoltre, il contatto continuo con agenti chimici, pesticidi o composti irritanti può causare dermatiti professionali non sempre ricondotte all’attività agricola.

Malattie da agenti tossici e biologici

L’uso di fitosanitari, fertilizzanti, biocidi o la presenza di muffe e miceti nei raccolti o nei sili può causare patologie respiratorie, allergiche o da contaminazione cronica. Le nuove tabelle includono anche lavorazioni che espongono a tali agenti.

Evidenze e dati recenti

Secondo analisi recenti dell’INAIL, tra il quinquennio 2018-2022 nel settore agricolo la componente prevalente delle malattie professionali è rappresentata da patologie muscolo-scheletriche: circa il 77% dei casi denunciati.
Una scheda INAIL dedicata al settore agricolo sottolinea come i rischi siano “variegati” e in evoluzione, e che occorre fare “salto di qualità” nella cultura della prevenzione.
Inoltre, le nuove tabelle delle malattie professionali per l’agricoltura, aggiornate nel recente Decreto 10 ottobre 2023, evidenziano l’ampliamento delle voci e la valorizzazione dei rischi specifici agricoli.

Tutela normativa e riconoscimento

I lavoratori agricoli sono tutelati dall’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali. Le malattie professionali in agricoltura sono indicate all’articolo 211 del DPR 1124/1965. La nuova tabella aggiornata nel 2023 contiene numerose patologie e stabilisce i periodi massimo di indennizzabilità dalla cessazione della lavorazione.
Per ottenere il riconoscimento, il lavoratore deve dimostrare l’esposizione al rischio, la manifestazione della malattia e il nesso causale. In alcuni casi, per le malattie “tabellate”, opera una presunzione legale del nesso.
Tuttavia, nella pratica, molti casi restano non riconosciuti per carenza di documentazione, mancanza di consapevolezza e difficoltà dell’identificazione corretta della mansione e dell’esposizione.

Perché il settore agricolo è fragile nella prevenzione

Le aziende agricole spesso sono micro o piccole imprese, con risorse limitate per la sicurezza. La formazione risulta meno sistematica, la sorveglianza sanitaria può essere assente o saltata, e la cultura della diagnosi precoce è debole.

Inoltre, la contrattualizzazione dei lavoratori – braccianti stagionali, lavoro intermittente o in nero – complica il riconoscimento e la denuncia delle malattie professionali. In questi casi, la tutela risulta di fatto scarica. Infine, le patologie sono lente a manifestarsi. Quando emergono, il danno può essere già avanzato e la difficoltà a dimostrare l’origine professionale aumenta.

Strategie di prevenzione e azione concreta

Una gestione efficace richiede un approccio multilivello:

  • valutazione dei rischi specifici per tipologia di coltura, allevamento o macchina;
  • formazione specifica rivolta agli agricoltori su rischi chimici, fisici e biologici;
  • informazione semplice e continua, anche per lavoratori stagionali;
  • attuazione di misure tecniche: riduzione dei carichi manuali, uso di macchine con minori vibrazioni, protezione del rumore;
  • adozione di DPI adeguati: protezioni anti-UV, guanti, respiratori per polveri, cuffie antirumore;
  • sorveglianza sanitaria attiva con verifiche periodiche, spirometrie, screening dermatologici;
  • registrazione puntuale delle esposizioni e delle mansioni svolte, per facilitare il riconoscimento di una eventuale malattia professionale;
  • sensibilizzazione dei datori di lavoro alle tabelle malattie professionali aggiornate e agli obblighi assicurativi.

Organismi quali l’INAIL invitano ad un “salto di qualità” nella cultura della prevenzione in agricoltura.

Cenni sull’evoluzione normativa recente

Con il Decreto interministeriale del 10 ottobre 2023 sono state aggiornate le tabelle delle malattie professionali anche per l’agricoltura.

Questo aggiornamento è rilevante perché riconosce nuovi agenti causali, nuove mansioni a rischio e stabilisce periodi di indennizzabilità ampliati. Tuttavia, l’efficacia della norma dipenderà dalla capacità delle imprese agricole e dei lavoratori di conoscerla e applicarla correttamente.

Il ruolo del medico competente, del datore di lavoro e del lavoratore

Il medico competente ha un ruolo fondamentale: valutazione dello stato di salute, sorveglianza sanitaria mirata, segnalazione dei casi sospetti. Il datore di lavoro deve predisporre la valutazione dei rischi e attuare le misure preventive; il lavoratore deve collaborare e segnalare condizioni di pericolo o sintomi sospetti.

La collaborazione tra tutti gli attori è essenziale per invertire la tendenza e garantire che le malattie professionali in agricoltura non restino “dimenticate”

Faq

Quali sono le malattie professionali più frequenti in agricoltura?
Dorsopatie, tendiniti, sindrome del tunnel carpale, BPCO, asma allergica, ipoacusia da rumore, tumori cutanei.

Perché sono spesso non riconosciute?
Perché i lavoratori agricoli sono spesso stagionali, la formazione è scarsa, le esposizioni lente e il nesso causale difficile da dimostrare.

Cosa comporta il recente aggiornamento delle tabelle malattie professionali?
Nuovi agenti causali riconosciuti, nuove mansioni a rischio e maggiore adeguamento del sistema di tutela.

Il contadino può rivolgersi all’INAIL per una malattia sospetta?
Sì, se la malattia è riconosciuta dalla tabella o se può essere dimostrato l’esposizione e il nesso causale. È necessario denunciare al medico competente e seguire la procedura.

Come migliorare la prevenzione in agricoltura?
Attraverso formazione continua, valutazione specifica dei rischi, sorveglianza sanitaria, registrazione delle mansioni ed esposizioni, e l’adozione di tecnologie e pratiche di lavoro più sicure.

Se vuoi, posso preparare anche una check-list operativa per la valutazione dei rischi e la prevenzione delle malattie professionali in agricoltura.

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